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Una “Agenda e-commerce” per il Governo

Una “Agenda e-commerce” per il Governo
Mauro Ugolini

In questi ultimi giorni, ho riletto tutti i post sull’e-Commerce pubblicati in questo blog.

Dalla lettura, risulta chiaro per chiunque che l’e-Commerce offre uno straordinario potenziale di crescita per le imprese e, più in generale, per il paese.

Alcuni impatti positivi sono:

  • per l’impresa, crescita più rapida, miglioramento della redditività, aumento della quota di mercato, innovazione dei processi produttivi e gestionali;
  • per l’occupazione, nuove professionalità, risposta alla domanda d’impiego dei giovani attraverso occupazione intellettuale di alto livello;
  • per l’indotto, sviluppo di nuove iniziative (start-up), rinnovamento della logistica;
  • per il sistema dei pagamenti, wallet, sistemi di pagamento basati su home banking, nuove soluzioni tecnologiche disponibili su smartphone (NFC, QR-code, watermark, etc.);

e potrei continuare l’elenco…

Tuttavia, l’e-Commerce italiano è e resta in ritardo rispetto a quello di altri paesi, dove invece è in crescita significativa e di certo è uno dei più validi strumenti per la lotta all’attuale recessione. Non dovrebbero perciò mancare, in una “Agenda e-Commerce” del Governo, punti di attenzione quali:

  • semplificazione degli aspetti fiscali e normativi, per favorire lo sviluppo dell’offerta – in particolare, quella delle PMI;
  • promozione di iniziative per l’armonizzazione delle differenze d’imposta sui consumi fra i diversi paesi europei;
  • eliminazione delle differenze nell’imposta sui consumi nell’editoria (l’IVA è al 4% sui prodotti cartacei e al 21% sui prodotti digitali!);
  • superamento delle barriere all’adozione del canale online da parte del consumatore (ad esempio, l’obbligo della richiesta del codice fiscale dell’acquirente);
  • soluzione al problema dell’inapplicabilità della legislazione sul RAEE (ritiro rifiuti elettronici) per gli operatori del commercio elettronico;
  • accelerazione degli interventi sui pagamenti per incentivare l’uso del canale online da parte del consumatore. In particolare, sarebbe importante l’adozione di sistemi di pagamento evoluti da parte delle pubbliche amministrazioni centrali e locali, che favorirebbe il superamento della tradizionale diffidenza del consumatore verso gli strumenti di e-payment.

Le imprese, naturalmente, dovrebbero fare la loro parte: anche “lato offerta” il ritardo italiano è particolarmente evidente, purtroppo. Dimensione ridotta, scarsa familiarità con la tecnologia, risorse economiche e professionali inadeguate per la trasformazione digitale, sono solo alcuni dei fattori noti alla base della ridotta competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali.

Anche qui, il Governo potrebbe intervenire con agevolazioni fiscali e/o finanziarie per le imprese, oppure favorendo la creazione di consorzi e/o reti.

Il percorso verso due obiettivi fondamentali per il nostro sistema industriale – digitalizzazione e internazionalizzazione – ne trarrebbe sicuro beneficio…

 

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