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Tra i canali …del futuro?

Tra i canali …del futuro?
Renato Oscar Valentini

L’evento Digital Venice di luglio, – promosso dalla Presidenza italiana del Consiglio europeo e quindi primo grande “Summit”  del semestre italiano UE – è stato lodevolmente organizzato per sottolineare soprattutto l’importanza dell’innovazione tecnologica, in particolare digitale, quale motore di rilancio e di occupazione per il nostro asfittico sistema economico.  L’8 luglio è intervenuto direttamente il nostro Presidente del Consiglio che ha seguito con attenzione ben trenta interventi di importanti rappresentanti di questo mercato.  A parte le sue impressioni che ha dichiarato a caldo –  condivisibili anche se generiche  che riportano i  media, cito ad esempio testualmente questa sua frase “Questo è il primo incontro in cui le istituzioni vengono per ascoltare gli esperti, ora la sfida è portare le idee fuori da questa stanza nella quotidianità dei cittadini”  – auspico si sia  portato a casa anche spunti di riflessioni che poi si concretizzino realmente. Vogliamo ad esempio parlare dell’annosa questione della nomina del direttore AGID?  Delle tante affermazioni di priorità sulla ricerca e innovazione che al momento sono rimaste sempre parole?  Della fatica del tutto italiana a fare impresa? Del gap difficilmente colmabile e che si ampia sempre di più rispetto alle necessità in termini di formazione? Leggo anche che il governo italiano ha in preparazione  un documento da portare al Consiglio Europeo del prossimo ottobre, chiamato “Venice Declaration”, quale output sistematico di quello che emergerà al Digital Venice.  I contenuti pare saranno tanti, mi verrebbe da dire “i soliti”, anche quello delle  smart city di cui bloggo. Sarebbe bello potessimo partecipare anche noi manager a questo encomiabile sforzo, magari istillando esperienza e soprattutto pragmatismo, in modo che la nave dell’innovazione possa allora partire forte e fiera dal porto di Venezia, come partivano quei galeoni nell’età dell’oro che portavano poi ricchezza e potere alla repubblica dei Dogi . E non,  invece, impaludarsi in laguna o, peggio ancora, come novello – ahimé – “Titanic” con il triste  destino scontrarsi per poi inabissarsi con altrettanto novello “iceberg”, ovvero con le strutture del MOSE, quale metafora dei miopi interessi e resistenze al cambiamento di un Italia che non vogliamo più

 

 

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