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Un commento

Smart Work: Finalmente qualcosa si muove!!!

Smart Work: Finalmente qualcosa si muove!!!
Andrea Penza

Finalmente il tema dello Smart work è entrato a far parte dell’Agenda politica italiana.

Si tratta di un’area dell’Agenda Digitale particolarmente rilevante, dal momento che si riferisce ad una delle problematiche che più di altre stanno subendo la conseguenza di una crisi economica che sembra non avere termine : il Lavoro.

Lo Smart work è una modalità innovativa di lavoro basata su una forte flessibilità, logistica e di orari e deve riferirsi in particolare alla capillare diffusione delle tecnologie digitali allo scopo di innovare e trasformare completamente i processi interni che regolano il funzionamento quotidiano delle organizzazioni complesse.

L’Agenda Digitale Italiana prevede che la Pubblica Amministrazione, sia quella locale (PAL) che quella centrale (PAC), debba prevedere meccanismi di incentivazione per facilitare l’introduzione dello Smart Work all’interno delle unità organizzative.

Numerose ricerche sul tema hanno dimostrato che chi lavora fuori dall’azienda mediamente è più produttivo dei dipendenti che sono in ufficio, si assenta di meno ed è sicuramente più soddisfatto, riducendo così la possibilità che decida di lasciare l’azienda, costringendo quest’ultima a investire risorse nella formazione di una nuova persona.

Una recente ricerca effettuata all’interno del Politecnico di Milano stima che l’adozione di pratiche di Smart Work in Italia potrebbe significare 27 miliardi in più di produttività e 10 miliardi in meno di costi fissi.

Lo Smart Work è ancora scarsamente utilizzato anche nelle aziende, principalmente a causa di problematiche legate alla sicurezza sul lavoro. La stessa ricerca effettuata dal Politecnico di Milano  riporta che lo Smart Work , inteso come Telelavoro, è presente nel 20% delle imprese ma disponibile a tutti i lavoratori  solo nel 2% dei casi e nel 2013 la percentuale di coloro che hanno effettuato il Telelavoro per più di un quarto del loro tempo è stato di appena il 6.1%.

Esiste di fatto ancora una resistenza da parte del manager italiano ad incentivare questa pratica di lavoro, principalmente a causa di un processo culturale innovativo ancora non sufficientemente consolidato, in particolare se ci si riferisce al management delle piccole e medie imprese e agli studi professionali.

E’ evidente che un sistema di incentivazioni significative potrebbe favorire decisamente l’introduzione e la diffusione di questa nuova modalità lavorativa.

La proposta di legge presentata sull’argomento nasce dunque dalla necessità di introdurre uno strumento innovativo in grado di incentivare ed accompagnare un profondo cambiamento culturale  nella concezione del lavoro: il lavoro per obiettivi e non per ore effettive di presenza in azienda.

Federmanager da tempo è fortemente impegnata su questo fronte , nel tentativo di diffondere la cultura dello Smart Work all’interno dei propri iscritti, con la  consapevolezza che  proprio dal Manager può e deve partire quella spinta innovativa capace di portare le nostre aziende ad essere competitive in un contesto sempre più globalizzato.

Commenti

  1. Silvano Martini

    Si tratta di temi particolarmente interessanti ed altrettanto innovativi sui quali c’è, per ovvie ragioni di giovinezza, ancora troppa approssimazione. A mio parere manca addirittura una maturazione del concetto stesso di “smart”, sul quale ognuno dice la sua. Per esempio, la dichiarazione del politecnico di Milano circa 27 miliardi di produttività aggiuntiva e dieci di costi in meno ha un risvolto teorico apprezzabile ma è molto negativo nella crisi attuale. Dove finiscono i 27 miliardi di produttività se i consumi sono fermi ?…in disoccupazione ulteriore ? E i minori costi, rappresentano una ulteriore riduzione economica ? Ricordo che il costo zero rappresenta il limite ultimo dell’economia zero. Ecco dunque che serve il regolatore di giri: work è “smart” quando lo si genera, non quando lo si distrugge.

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