Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image
Scroll to top

Top

Nessun commento

Smart or not Smart?

Smart or not Smart?
Renato Oscar Valentini

Con l’annuncio che finalmente è stato reso operativo lo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale, attraverso pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di poche settimane fa, e ancor più con il conferimento della nomina a primo ministro di Matteo Renzi, pareva che finalmente l’auspicato rinnovamento digitale del nostro Paese avesse preso il percorso giusto, dopo tanto tempo di troppe parole e pochi fatti. Un primo passo in tal senso è stato certamente quello del ripensamento in merito alla webtax, per il momento abbandonata, anche se lo stesso Renzi ha affermato che se ne riparlerà in un contesto europeo, ma al momento non abbiamo visto altro, considerato che non è stato nominato alcun ministro e nemmeno un sottosegretario con “delega particolare” sul tema. Molti pensano che sia lo stesso primo ministro a voler prendere personalmente il timone di questa iniziativa, tanto è delicata e importante per il nostro futuro. Non so come si evolverà il tutto, ma posso solo sperare che finalmente si provi a immaginare qualcosa di strutturale e che serva al rilancio. I bisogni di “digitalizzazione”  sono talmente diffusi, trasversali e pervasivi che le cose da poter fare sono tante. Così tante che ci si può perdere, sia perché molti  vogliono essere primattori sia perché magari anche ci sono interessi locali preminenti. L’importante sarebbe allora coniugare efficacia con efficienza, senza sprecare risorse ed energie in mille rivoli inconcludenti. In poche parole ci vorrebbe del sano pragmatismo. In particolare in ambito Smart Cities io mi trovo d’accordo con quanto dice ad esempio Mario Calderini, presidente del comitato ANCI per le Comunità Intelligenti, ovvero un ritorno alla visione originaria immaginata nel decreto Crescita 2.0, ricentrando la tematica a livello dei cittadini. Calderini propone di fissare l’attenzione su tre capisaldi: fare tesoro, e quindi sinergie,  di quel che è già stato fatto in termini di progetti già sviluppati in giro per l’Italia,  indirizzare investimenti tra pubblico e privato e avere un coordinamento sul territorio tra tutti gli enti preposti. Semplice? Sì. Facile? No, non credo perché ci sono resistenze da superare. E noi, manager, quali altri consigli e suggerimenti ci sentiamo di dare a proposito? Facciamo qualcosa, altrimenti rimarremmo con dubbi amletici che hanno poco di …smart!

 

Commenta

Gentile utente, ti ricordiamo che puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo Blog rispettando i criteri della nostra Netiquette.