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Smart City Exhibition e Agenda digitale

Smart City Exhibition e Agenda digitale
Vincenzo Tizzani

L’evento conclusivo di Smart City Exhibition, tenutosi a Bologna dal 22 al 24 ottobre, era molto atteso non solo perché chiudeva una manifestazione molto seguita, ma anche perché i nomi che erano sul palco de “Il Paese riparte dalle città. Smart City, Agenda Digitale e Agenda Urbana” costituiscono il gotha della attesa rivoluzione digitale in Italia. Il paese, si sa, non è tra i più brillanti al mondo e le nostre imprese scontano un difetto di competitività dovuto anche allo scarso impiego di tecnologie digitali in azienda e nelle pubbliche amministrazioni. Dunque, l’agenda digitale, l’agenda Urbana e le Smart City dovrebbero dettare la strategia per superare il gap tecnologico e il gap culturale. Come dire che non è sufficiente avere una Ferrari per vincere il gran premio, ma ci vuole anche Schumacher. Solo che, nel nostro caso, non si tratta di una sola vettura, ma di ottomila e passa comuni, un centinaio di province, una ventina di regioni e poi scuole, ospedali e tribunali e tutte le istituzioni pubbliche che a vario titolo entrano e condizionano la nostra vita.

Ci sono tutti gli Schumacher che servono? Pare di no. Ma, attenzione, non parliamo della necessità di ingegneri, ma della necessità che chiunque sia impiegato in una pubblica amministrazione o in una azienda abbia la conoscenza minima per svolgere il proprio lavoro con adeguata cultura digitale del XXI secolo. Alessandra Poggiani, neo DG di AgID, lo ha detto con forza: l’agenda digitale non può essere una lista delle cose da fare ma deve diventare l’opportunità di crescita culturale e di democrazia, favorendo la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. È necessario, quindi, favorire la diffusione della cultura digitale (ma le giovani generazioni sono già pienamente operative) e invertire il paradigma: non più informatizzazione dei processi, ma interpretazione dei bisogni in chiave digitale. Bisogna ripartire dalle città che sono più vicine a raccogliere le istanze dei cittadini.

Molte città hanno già intrapreso questo cammino, si sono già impegnate a dare risposte digitali ai bisogni concreti dei cittadini e tuttavia, è stato rilevato, la forbice tra necessità e possibilità si allarga. Non solo a causa della crisi finanziaria, ma anche perché alle mille iniziative registrate in Italia corrispondono mille scelte diverse che hanno portato ad una torre di Babele, dove non è possibile nessuna integrazione di servizi, dove i dati raccolti dall’uno non sono disponibili all’altro. Occorre mettere ordine, occorre selezionare e spingere perché ogni nuovo servizio garantisca scalabilità, interoperabilità e replicabilità. È necessaria una piattaforma comune che consenta ad ogni soggetto di procedere con la certezza di potersi poi integrare con le altre comunità, senza il timore di scegliere strade che si rivelino binari morti.

Per fortuna, la sig.ra Merce Griera i Fisa del Directorate-General ICT for Sustainable Growth Unit della Commissione Europea ha raccontato che ci sono soldi europei per le iniziative sostenibili e smart city. Bene. Ora aspettiamo che i fatti seguano le enunciazioni.

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