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2 Commenti

“SkyStartup”: riserviamo una quota degli investimenti pubblici ICT alle reti di startup innovative

“SkyStartup”: riserviamo una quota degli investimenti pubblici ICT alle reti di startup innovative
Roberto Zambetti

Nello scorso Gennaio l’archistar Norman Foster di Londra ha lanciato il concept del progetto “SkyCycle” per la costruzione di 220 chilometri di piste ciclabili ad alta velocità che superino il traffico di Londra sospese sopra strade e ferrovie. (LINK)

Ma in Italia, oltre che gli ingorghi del traffico, abbiamo anche un altro problema di flusso: le startup innovative italiane oggi possono portare con grande difficoltà il loro talento e le competenze specifiche all’ideazione e alla esecuzione di progetti di e-government e più in generale di innovazione dei processi della pubblica amministrazione e delle relative applicazioni ICT a supporto.

Quando questo raramente succede, le startup sono tipicamente “in scia” ai big player della system integration, che ovviamente lasciano loro solo le briciole della torta dello spending digitale pubblico e le stritolano contrattualmente sulla base dei rapporti di forza del tipo “Davide e Golia”…

Per superare questi problemi potremmo farci ispirare da Norman Foster e pensare a “corsie riservate” per start-up qualificate e organizzate in reti di impresa nei processi di procurement della pubblica amministrazione centrale e locale in Italia.

Naturalmente con tutte le accortezze del caso, per evitare di creare un nuovo sottobosco di soggetti accreditati solo per sponsor politico o per appartenenza alla consorteria di turno.

Un approccio basato su open data e controlli indipendenti potrebbe garantire la trasparenza dell’assegnazione alle startup accreditate di un 10-20% dello spending pubblico in innovazione dei processi e delle applicazioni ICT di e-government.

Con la stessa modalità si potrebbero monitorare la qualità e il reale grado di innovazione dei risultati prodotti, confrontandoli con la performance standard dei soggetti tradizionalmente accreditati nelle forniture ICT della Pubblica Amministrazione Centrale e Locale.

Spending review deve voler dire anche come spendere meglio i soldi pubblici in termini di valore prodotto per tutti gli stakeholder coinvolti e non solo di quanto tagliare la spesa.

Certo, ci vuole determinazione e visione di sistema e sopratutto bisogna saper vincere la forza delle lobby delle major che oggi di spartiscono la torta degli investimenti ICT nel settore pubblico…

Commenti

  1. Renato Oscar Valentini

    Roberto hai ragione da vendere, purtroppo scontiamo una mentalità arretrata, egoistica, “ombelico-centrica”..Non si crede nelle idee e oramai il rischio d’impresa è diventato un ricordo del passato, per l’impossibilità di accedere a crediti. E dire che l’Italia è la “patria delle PMI”. Questa è una contraddizione in termini. Ma non x questo non dobbiamo credere che si possa fare qualcosa, anzi è proprio questo il momento di “dire la nostra”

  2. Michele Armenise

    Roberto sono d’accordissimo con te. Ad aziende piccole, ma nuove, giovani e innovative, molto spesso è precluso l’accesso anche solo agli albi fornitori, solo per le dimensioni e i volumi di ricavi senza magari verificare se una società ha debiti, fa comunque utili ed è estremamente competente.
    I grandi player continuano a vincere gare, appositamente costruite per loro, come le convenzioni Consip, anche se alcuni hanno debiti con le banche importanti e altri fanno perdite invece che utili, spesso senza mettere particolare valore aggiunto rispetto a quanto svolgono.

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