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Poveri o ricchi, ma come fare a essere sempre smart?

Poveri o ricchi, ma come fare a essere sempre smart?
Renato Oscar Valentini

Finora non ho fatto che parlare bene del concetto di smart city, ovvero di come sarebbe bello, ecologico e anche fonte di rilancio economico pensare a città intelligenti sviluppate su case energicamente autonome, grazie a fonti rinnovabili, strade dotate di sensori e tecnologie di gestione e monitoraggio tali da proteggerci, da illuminarci meglio e con meno spesa, da facilitarci la vita informandoci, da rendere ancor più sicura e confortevole la nostra vita. Città che vorremmo percorrerre con auto elettriche o con biciclette su percorsi sicuri e immersi nel verde. Tutto così bello e lodevole che pare alla portata concreta. Però, già però, la città è anche fatta di cittadini ed oltre al problema dell’analfabetizzazione digitale che avevo affrontato qualche post fa, o meglio oltre questo perché temo sia correlato a quanto sto per dire, non potrebbe anche essere che la (giusta) tendenza a rendere le nostre città “smart” possa essere causa di ulteriore spinta a una disuguaglianza sociale che purtroppo sta aumentando sensibilmente a causa della crisi? Le strade lastricate da buone intenzione purtroppo spesso portano, si sa, là dove non si vorrebbe andare. Da una parte, nella città “dei miei sogni”, tante persone tutte bionde, ricche, giovani e belle, dall’altra, in periferie sempre più marginalizzate,  esattamente il contrario? Come non rischiare allora che le nostre città si dividano sempre più in due, tra quella “smart and rich” e a l’altra  “stupid and poor”? Ovviamente una risposta è  formazione, a partire dalla scuola dell’obbligo, ma è sufficiente? Cosa ne pensate?

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