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Né per giovani, né per vecchi…

Né per giovani, né per vecchi…
Renato Oscar Valentini

Non vi nascondo che vedere la splendida opera michelangiolesca del David, quale sottofondo dell’ultima conferenza stampa a Firenze del nostro premier Renzi con la prima ministra tedesca Merkel, mi ha riempito di italico orgoglio. Noi siamo senza dubbio il Paese che nel mondo vanta la maggior parte delle opere artistiche, culla del Rinascimento e con una storia unica. Il Paese del “bello”, e anche del “buono” in virtù dei nostri prodotti agricoli e della nostra cucina, come penso ben testimonierà il prossimo Expo. Fin qui le note positive, ma è indubbio che c’è, ahimè,  l’altra faccia della medaglia su cui gli aggettivi più congeniali – e meno volgari – che mi vengono in mente sono di un Paese “ottuso” ed “egoista”, soprattutto nei confronti delle nuove e future generazioni. Perché? Semplicemente, ad esempio, perché – come rilevano le ultime rilevazioni ISTAT di qualche tempo fa – la quota del Pil destinata in Italia al settore ricerca e sviluppo addirittura diminuisce, aumentando la già forte distanza dal resto d’Europa e del Mondo. Basti pensare che gli ultimi dati disponibili rilevano che il nostro investimento in tal senso è stato pari all’1,25% , ben indietro rispetto alla media europea (2,05%). Ciò, ovviamente, si traduce anche nel cosiddetto “digital divide”, o divario digitale, che non deve essere tradotto solo come “mancanza di infrastrutture digitali”, ma soprattutto come problema “culturale”. Ecco, allora, che mentre da un lato siamo il Paese dei telefonini, con un record di possesso che ha raggiunto l’incredibile numero del 96,3% della popolazione, rimaniamo nelle posizioni di coda  nell’utilizzo di Internet, vantando il non meritorio primato dei cittadini che non si connettono mai alla rete: si tratta del 32%, quasi il doppio della media europea del 18%! Io trovo questo dato molto drammatico, soprattutto se, andando a spulciare i dati Istat, notiamo che tra questi “analfabeti digitali” non ci sono solo gli anziani – cosa maggiormente comprensibile anche se spiace ugualmente e dove si rileva che la percentuale di di questi tra i 65-74 anni è del 74,8% e sale al 93,4% tra coloro che hanno più di 75 anni – ma ahimè anche la metà dei ragazzi con meno di 14 anni, in parte per divieto dei genitori, ma anche per “l’ignoranza digitale” dei propri genitori, spesso legata anche a problemi economici e di una scuola “annaspante”. A questi ragazzi stiamo mettendo sulle spalle un macigno che potrà diventare un grosso problema nel futuro competitivo con gli altri coetanei europei e mondiali. Un gap difficilmente colmabile. Il nostro governo dice di voler mettere al primo posto la scuola e l’innovazione. Aspettiamo i fatti. Non c’è più tempo, altrimenti rischiamo di diventare un paese né per vecchi né per giovani, dove il bello e buono saranno solo bellissimi ricordi.

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