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L’esperienza della provincia autonoma di Trento continua ad insegnare molto!

Marco Vari

L’esperienza della provincia autonoma di Trento continua ad insegnare molto.
Il progetto iniziato nel 2012, consiste nella possibilità per i dipendenti della provincia di lavorare da casa, o in telecentri per alcuni giorni alla settimana.

In base ad un accordo sindacale biennale, i lavoratori della Provincia autonoma di Trento rinunciano all’indennità di mensa per i giorni telelavorati, e al pagamento totale degli straordinari, per poter lavorare o da casa, o in uno dei 12 centri distribuiti sul territorio, e quindi più vicini alle residenze dei lavoratori, per un massimo di 4 giorni alla settimana. Se si pensa al territorio della Provincia che impone ai dipendenti spostamenti medi fino a 60 chilometri al giorno per recarsi al lavoro si comprende come l’avvio del progetto sia stato a dir poco travolgente.

Sui primi 100 telelavoratori coinvolti i risparmi sull’ambiente sono stati calcolati in 137mila tonnellate di C02 in meno all’anno. Ma non solo: sono state dimezzate le ore di missione, ed è stato dato un fortissimo impulso alla dematerializzazione delle pratiche.

Ma non tutte le criticità sono state risolte.
La D.ssa Paola Borz, responsabile HR, rileva: “I coni d’ombra in questo momento sono legati alla necessità di far cambiare la mentalità in parte dei lavoratori, ma soprattutto dei dirigenti. E quindi l’idea di passare da una attività basata sulla presenza a una basata sul risultato”.

Dal lato del (tele)lavoratore, una precisazione: “… il telelavoro è solo un modo per essere più vicini, risparmiare tempo e denaro, non per sostituire il lavoro con qualcos’altro … Noi sconsigliamo caldamente, e così accade, di lavorare con i bambini o con i genitori anziani…” spiega sempre la D.ssa Borz – “… ci deve essere una postazione a sè stante…

A questo, noi che sosteniamo da sempre il telelavoro, stimoliamo un esame di coscienza.
Per i dipendenti: sareste disposti a rinunciare alle indennità ed ai buoni pasto, etc. per telelavorare? Sareste pronti ad allestire una postazione dentro casa fuori dalla portata dei bambini o da altre potenziali fonti di disturbo nella quale potete “isolarvi” per lavorare concentrati?
Per i dirigenti: sareste in grado di valutare l’operato dei vostri collaboratori sulla base degli output e non sulle ore di presenza?
Occhio perché le domande sono insidiose, non rispondete di getto, ma pensateci un po’ su, bene, come se doveste veramente farlo.
Attendo impaziente le vostre risposte.

Commenti

  1. roberto busatta

    SmartWork o Telelavoro: sicuramente il futuro.
    dobbiamo prima cambiare la mentalità della “testa”, concordo con il commento di Guelfo Tagliavini, chi non riesce a valutare il rendimento dei collaboratori con i risultati NON merita di ruolo che ricopre. In molti casi il rapporto diretto e personale è insostituibile ma per tante situazioni il lavoro da casa è meno stressante più preciso e redditizio.

  2. Alfredo Ciceri

    Personalmente sono convinto che lo SmartWork o Telelavoro per certe attività è il futuro.
    – Mi piacerebbe sapere chi in Italia ed in altri Paesi lo stà sperimentando.
    – Mi piacerebbe che Federmanager si faccia promotrice nel chiedere un parere ai vari Dirigenti in servizio e pubblicasse poi i risultati.

    E’ certamente un tipo di organizzazione del lavoro da promuovere sia nell’ambito pubblico che privato.
    Occorre ovviamente una normativa specifica per evitare abusi e le solite furbizie “Italiane”.
    Alfredo Ciceri

  3. guelfo tagliavini

    Chi pensa di lavorare in telelavoro mentre scherza con i bambini o fa salotto con gli amici è lo stesso lavoratore che, in ufficio, timbra o si fa timbrare il cartellino e poi va in giro a fare la spesa o le proprie faccende.Il dirigente che non riesce a gestire il personale privilegiando la presenza al risultato farebbe bene a dare le dimissioni prima che qualcuno lo licenzi……..

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