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IoT col botto

IoT col botto
Renato Oscar Valentini

Cari lettori del nostro blog, innanzitutto scusatemi se sono stato assente per un po’ (comunque sono consapevole che di certo non sono mancato ad alcuno), ma come disse il poeta “sono stato in tutt’altre faccende affaccendato” e, credetemi, non sempre così divertenti come scribacchiare tra il serio (molto) e il faceto (un poco che non guasta) insieme a voi. Siccome però mi sto preparando all’evento che abbiamo in programma a Torino il prossimo 23 novembre sulla “rivoluzione dell’Internet of Things” (ndr: vero che verrete in massa?) mi è venuta anche la voglia di parlarne qui, perché ho avuto l’opportunità di leggere qualche risultato di un lavoro recente del  McKinsey Global Institute proprio sull’IoT (il nome dello studio precisamente è “The Internet of Things: Mapping the value beyond the hype”) e mi farebbe piacere condividere con voi qualche dato e qualche brevissima riflessione. Cominciamo dai dati e partiamo con il botto: l’analisi immagina una crescita del business in questo settore che potrebbe arrivare – udite, udite! – fino alla stratosferica cifra di 11 trilioni di dollari a livello globale nel 2025 (cifre da “Paperon de’ Paperoni”). I settori che spingeranno di più saranno quelli delle “smart factories” e delle “smart cities” che insieme varranno poco meno della metà della cifra iperbolica suddetta. Puntando il faro sulla tematica della “smart city” (e dare quindi giustificazione del perché inserisco qui questo breve articoletto) si legge che l’attenzione sarà particolarmente alta in ambito della sicurezza pubblica, della sanità, del traffico e della gestione efficiente delle risorse. Però tutto questo scenario molto ottimistico sarà possibile, afferma sempre McKinsey, solo se verrà fatta particolare attenzione all’interoperabilità dei sistemi  IoT, al come verrà gestito il tutto, all’attenzione che si darà alle economie emergenti e  soprattutto all’impegno che verrà fatto per mettere “al centro le persone” e non la tecnologia. Ed ecco allora che mi viene spontanea la riflessione principe: se una società d’analisi cos’ importante e autorevole sottolinea quest’ultimo punto, significa che allora può esistere un rischio importante sul fatto che si possa dispiegare tecnologia in modo così massivo come mai accaduto in passato (pensate solo che, stando alle stime di Gartner, da qui ai prossimi cinque anni si prevede che il numero di oggetti connessi a livello globale sarà di circa 30 miliardi!!!) senza fare attenzione a “noi stessi”? Se fosse così allora l’incubo di MATRIX non è poi così lontano… o no? Scherzi (diciamo così) a parte, una cosa è certa…sta per partire una nuova rivoluzione industriale dove conterà  soprattutto 8e ancor più di quanto è accaduto nel recente passato) la fantasia, la creatività, la flessibilità. Talenti e/o Valori che stanno benissimo su di noi, popolo italico. Quindi, forza e coraggio, arrotoliamoci le maniche sopra i gomiti, indossiamo qualche sensore connesso in rete e partiamo per aggiungere una voce al motto che ci vede Santi, Poeti, Navigatori e da ora….Iperconnessi con tutti e con TUTTO!  🙂

 

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