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Innovazione Digitale all’Italiana e Risorse Umane

Innovazione Digitale all’Italiana e Risorse Umane
Vincenzo Tizzani

Il piano del governo per la Crescita Digitale è un piano ambizioso che identifica, oltre all’aggiornamento delle infrastrutture del paese, anche le condizioni di sistema perché si realizzi l’auspicata innovazione digitale delle imprese, delle amministrazioni e del paese.

La banda ultralarga pur con qualche difficoltà, avanza. Nello stesso tempo anche la PA si sta muovendo nel processo di digitalizzazione per colmare il divario con altri paesi europei.  Qualcuno dirà che si poteva fare meglio e fare di più. Qualcun altro lamenterà l’obbligatorietà di certe procedure ma, si sa, tutto è perfettibile e non esiste qualcosa che accontenti tutti. L’importante è che questa critica non diventi argomento per bloccare un processo partito già in grande ritardo.

Telecom Italia investirà nel nostro paese, circa tre miliardi di euro per lo sviluppo della rete in fibra ottica, dei quali 500 milioni di euro saranno finalizzati a raggiungere l’utente finale e permettergli l’accesso alla rete in fibra. Connettività e fibra ottica, però, non sono sufficienti. È necessario anche predisporre opportuni datacenter per applicazioni e dati con garanzia di sicurezza e affidabilità, senza soluzione di continuità. La regione Emilia Romagna, forse la più avanzata in Italia, ha già realizzato una rete a banda larga riservata alla PA e, dal 2010, è attivo il Polo Archivistico dell’Emilia-Romagna (PARER), un datacenter che si occupa della conservazione a lungo termine dei documenti e degli archivi digitali delle pubbliche amministrazioni regionali.

La dematerializzazione dei processi è il primo passo verso la semplificazione e la trasparenza amministrativa. La dematerializzazione necessità di conservazione dei documenti digitali che è attività complessa, che richiede infrastrutture e professionalità adeguate, proibitive per le piccole amministrazioni dal punto di vista finanziario, gestionale e tecnologico.

Anche Fastweb, di proprietà Swisscom, s’interessa a questo mercato potenziale e, di recente, ha inaugurato il proprio datacenter di nuova generazione capace di potenza computazionale fino a 200 mila GHz e una capacità trasmissiva aggregata da 4 Tbps, certificati Tier IV per una disponibilità del 99.9%. L’architettura del datacenter, infatti, permette di far fronte a incidenti tecnici gravi senza mai interrompere la disponibilità dei server grazie alla completa ridondanza a livello di circuiti elettrici, di raffreddamento e di rete. Fastweb punta ai servizi a valore aggiunto quali storage, cloud computing, recovery, applicazioni verticali e security, allo scopo di poter competere per i bandi della Pubblica amministrazione.

In questo scenario, manca solo un piano per far emergere l’elemento umano. L’introduzione delle tecnologie digitali implica, se ci si vuole avvantaggiarsi della tecnologia, un ri-disegno dei processi. Non vi è dubbio, infatti, che siamo ormai passati dalla fase in cui le tecnologie digitali permettevano di fare più velocemente e con maggiore qualità le stesse attività che si facevano prima, a una situazione in cui si possono concepire e realizzare attività e funzioni “inimmaginabili”, fino ad ora trascurate perché impossibili.

Le riforme della PA, importanti sul piano tecnologico e organizzativo, si sono spesso arenate a causa di dirigenti e impiegati abituati a lavorare in un modo tradizionale e non avvezzi all’impiego dei nuovi strumenti, incapaci di trarre tutto il vantaggio delle tecnologie digitali. Sono necessarie figure nuove non solo in grado di utilizzare gli strumenti del nostro tempo, ma anche di immaginare una transizione al digitale che aiuti la PA a realizzare i progetti strategici d’innovazione che la normativa permetterà di volta in volta.

C’è bisogno di figure meno tecniche e più articolate. C’è bisogno di figure di collegamento tra livello politico e livello amministrazione, dotate di competenze tecnologiche e organizzative, ma anche di capacità di gestire la digitalizzazione attraverso l’innovazione dei processi e degli assetti organizzativi. Se queste figure si diffonderanno, sarà possibile istaurare proficua collaborazione e d’interazione tra diversi enti e amministrazioni che conducono alla piena età digitale.

Le risorse umane, le competenze che possono traghettarci sull’altra sponda, sono disponibili ma anche trascurate, svilite, spesso private di dignità. Il nostro è un paese ingessato e sclerotizzato, dove ogni modifica va contro uno status quo che fa comodo a tanti. Ognuno in difesa del proprio orticello, mentre, come diceva una canzonetta degli anni settanta: “….. e i furbi, come sempre, non affogano….”

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