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6 Commenti

E-commerce: Bitcoin e Sardex

E-commerce: Bitcoin e Sardex
Michele Armenise

È recentissima la notizia di un ristorante a Milano che accetta i bitcoin (fonte Corriere delle Comunicazioni del 21 febbraio 2014). Lo scontrino è in euro e fuori dal locale è posto un cartello su cui è possibile verificare il cambio bitcoin-euro.

Il dibattito sull’utilizzo delle monete elettroniche è da alcuni anni piuttosto acceso. Se è vero che da un punto di vista legale ci sia ancora molto da fare è anche vero che l’utilizzo di monete elettroniche stia avendo un crescente successo anche se l’assenza di un’autorità centrale che ne governi il valore frena le potenzialità di sviluppo. Del resto immaginare l’E-commerce senza immaginare l’utilizzo di moneta elettronica appare molto difficile. Il Wall Street Journal ritiene che le monete elettroniche rappresentino il futuro dell’economia rispetto alle monete tradizionali, da anni in crisi.

Se parliamo di monete elettroniche nel nostro paese, però, non è il primo caso. Riccardo Luna nel suo libro “Cambiamo tutto. La rivoluzione degli innovatori.” dipinge un quadro dell’Italia estremamente interessante e poco conosciuto. Parla di una realtà difficile e complessa quale quella sarda, ad esempio, in cui è possibile comprare prodotti e servizi pagando in “sardex”. Il sardex non rappresenta solo una moneta ma  una rivoluzione nello stile di vita degli acquirenti, come sottolinea Luna nel suo libro.

Il sardex si fonda su due principi cardine: se il tuo vicino guadagna stai meglio anche tu; nessuno deve essere lasciato solo, se qualcuno è nei guai gli altri devono farsene carico. Il sardex nasce nel 2009 dall’idea di quattro ragazzi sardi e oggi vede più di 400 aziende affiliate.

Con le monete alternative si fa economia e non finanza, non si guadagna denaro dal denaro, ma si scambia denaro con beni e servizi. Quando un’azienda si affilia ed entra nel circuito vede a sé riconosciuti un certo numero di sardex. Il sardex è un premio che viene riconosciuto per aver privilegiato un prodotto locale e lasciato i soldi sul territorio. Le relazioni umane diventano centrali.

Il tema delle monete alternative rilancia quindi interessanti temi quali la solidarietà tra le persone e tra le aziende, l’appartenenza a un territorio di cui valorizzare e far emergere le eccellenze, il rafforzamento del valore dell’economia rispetto a quello della finanza.

Lo scambio di beni e servizi torna a essere quasi un baratto, improntato più a creare valore e meno a creare denaro.

Commenti

  1. Michele Armenise

    Gentile Carlo, la ringrazio fortemente per la precisazione che mi da modo di chiarire il mio pensiero. In effetti l’accostamento tra bitcoin e sardex non aveva l’intendimento di dire che fossero uguali o simili, quanto più far emergere l’aspetto di sistemi nuovi da utilizzare per consentire scambi e interazioni tra persone, entità e aziende. In fin dei conti una moneta o un sistema di pagamento o un’unità di conto, virtuale o reale che siano, semplificando mi rendo conto, altro non sono che un sistema di scambio e di interazione tra una domanda e un’offerta.
    In questo senso personalmente trovo positiva ed assolutamente da perseguire l’esperienza del Sardex, ma il fatto che un ristorante (reale e non virtuale) avesse deciso di accettare bitcoin ci dava il là per affrontare il tema dei sistemi di pagamento e quindi di scambio alternativi. Da cui l’esortazione a ricercare quelle situazioni che possano favorire modelli di solidarietà, appartenenza al territorio, ed eccellenza, come ritengo che il Sardex in qualche modo faccia.

  2. Giuseppe Pastori

    Da quando si è iniziato a parlare di Bitcoin solo pochi mesi fa il valore di questa moneta virtuale ha perso più del 75%.
    Non è un caso poi, come ha già riportato Daniele, che Mt gox – la principale “cassaforte” di Bitcoin – sia in bancarotta e il suo amministratore sia fuggito con la cassa.
    Non conosco il meccanismo del Sardex, ma dubito sempre che la libera iniziativa di qualche “volenteroso pioniere” sia senza fini di lucro per cui prima o poi si incorre in qualche paso falso.
    Ergo l’articolo datato 23/02/14 è già pronto per il macero… ops, l’archivio: non se ne vede l’utilità di continuare a parlare di un argomento come i Bitcoin che non hanno nulla a che vedere con l’e-commerce ma di cui il buon padre di famiglia conviene stia alla larga se mai pensava di investirci qualcosa… vista la morte prematuramente anticipata

    • Michele Armenise

      Ringrazio Giuseppe e anche Daniele e Antonio per i loro commenti. Quanto dite nei vostri commenti posso in parte condividerlo. Consentitemi di evidenziare che il mio articolo intendeva citare i due casi come esempi di un’idea di base. Il fallimento di MT Gox può decretare il fallimento del bitcoin in quanto tale, ma non il fallimento dell’idea di base. Personalmente non sono tanto interessato allo sviluppo della singola specifica moneta elettronica, morto un bitcoin se ne può fare un altro che magari si chiamerà in altro modo (anche le monete reali si sono modificate nel tempo, il fiorino, la lira, l’euro, etc…), quanto al fenomeno delle monete virtuali che nascono e si sviluppano come alternativa a quelle reali favorendo fenomeni di aggregazione tra persone e tra società e aziende diversi e probabilmente innovativi. Tutti i processi passano per ostacoli e cambiamenti ma se il Wall Street journal vede le monete elettroniche come futuro dell’economia c’è da augurarsi che la solidarietà prevalga sul lucro e l’economica reale prevalga sulla finanza.

    • Carlo

      Gentili Giuseppe e Michele,
      Sardex.net non ha nulla a che vedere con Bitcoin. Per semplificare Bitcoin è un asset digitale negoziabile e convertibile(da qui le fluttuazioni del valore e la vicenda di MT Gox). Se non ci fosse stata convertibilità e non fosse stato trattato come una merce non avrebbe certamente avuto questi problemi di volatilità ma dall’altra, vista la ridottissima accettazione, avrebbe avuto anche meno appeal. La ragione che ha spinto in molti ad avvicinarsi a Bitcoin purtroppo non è la genialità e versatilità del protocollo che vi è alla base ma piuttosto la volontà di ottenere rendimenti in legal tender, senza eguali nel breve termine, cercando di prevedere le oscillazioni in termini di cambio con le valute ufficiali (dollaro in primis). Sardex.net è invece un’unità di conto valida all’interno di un circuito il cui perimetro e geograficamente circoscritto e la cui accettazione è limitata a chi vi partecipa. I sardex sono ancorati all’euro come misura del valore e non possono essere ne comprati ne venduti, ma solo guadagnato. Non esiste un mercato dei sardex semplicemente perché non sono una merce. L’emissione avviene in maniera decentralizzata all’atto dell’incontro di domanda ed offerta. Attraverso Sardex sono le imprese a farsi credito a vicenda senza interessi attraverso la loro operatività (compravendita di beni reali). Attualmente partecipano a Sardex 1600 PMI dell’Isola e oltre 600 dipendenti e collaboratori di queste ultime veicolando transazioni per oltre 4.500.000 M di euro nei primi due mesi di quest’anno. Se voleste saperne di più, qui trovate alcuni link in cui ne spiego meglio il meccanismo, il sustrato teorico e la filosofia di base:
      http://www.focusardegna.com/index.php/attualita/10-domande-a/274-10-domande-a-carlo-mancosu
      https://www.youtube.com/watch?v=QTjQ2aUjdJc
      https://www.youtube.com/watch?v=Qdg9MfXEs_0

  3. Mt gox è in bancarotta e questo vorrà dire la fine prematura del bitcoin.

    • Antonio

      Vero, morto e sepolto…

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