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Dematerializzazione

Dematerializzazione
Vincenzo Tizzani

Con il DPCM 8 del 12/01/2015, recante il titolo “Regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici”, si è completato l’iter normativo che definisce il corpo del Codice per la Amministrazione Digitale e siamo entrati nel XXI secolo. Entro 18 mesi tutta la documentazione ricevuta, inviata o comunque prodotta dalla PA, centrale e locale, dovrà essere digitale, immateriale. Si è concluso un iter cominciato con il DLGS n. 39 del 1993 e che ha interessato il protocollo informatico, la firma digitale, posta elettronica certificata, carta di identità elettronica e quant’altro. Più di vent’anni per completare l’iter normativo e passare dalla carta al digitale. L’obiettivo non è evitare di distruggere alcune migliaia di ettari di foresta amazzonica, ma è rendere più efficiente e meno costosa la macchina amministrativa dello stato.

È una buona notizia e, di questi tempi, le buone notizie sono sempre ben accette. Tra di noi, però, le cose dobbiamo dircele, perché se non va bene continuare a vedere il bicchiere mezzo vuoto, non è bene nemmeno accontentarsi del bicchiere mezzo pieno, sottraendosi, così, alla necessità di migliorare le cose. Il problema, ovvero la parte vuota del bicchiere, è che la digitalizzazione della PA, e più in generale del paese, vede nella pura innovazione tecnologica una condizione necessaria ma non sufficiente. Bisogna acquisire una “coscienza digitale” che segue la conoscenza.

Per esemplificare quanto detto, riporto quanto è avvenuto in una grande città del nord del paese, senza farne il nome, solitamente citata come esempio di diligenza ed efficienza. Tra i documenti che ogni giorno un grande comune riceve, ci sono i progetti di edilizia, presentati da tecnici abilitati, che possono essere più o meno corposi a seconda del livello di intervento. Quella amministrazione comunale, ha chiesto ed imposto ai tecnici di presentare i progetti in formato digitale. Ovvero, invece di presentare un fascicolo pieno di progetti su carta, i tecnici dovranno presentare disegni in formato digitale, in formato PDF. Ora, chiunque abbia un po’ di dimestichezza con l’informatica, sa che le informazioni conservate digitalmente si possono facilmente ritrovare se conservate in formato strutturato. Diversamente pongono più problemi che vantaggi. Un archivio di progetti in formato PDF impone lunghe procedure di ricerca senza la sicurezza di trovare tutto quanto necessario. Esiste, invece, un modo più smart, più digitale per conservare le informazioni progettuali e si chiama BIM, Building Information Modeling, ovvero Modello d’Informazioni di Edificio. L’adozione di questa tecnologia, permette di fare delle ricerche complesse e molto rapide che ora non è possibile nemmeno immaginare. Se gli archivi dei comuni fossero già attrezzati in questo modo, si potrebbero fare ricerche del tipo: Tutti gli edifici nella tal via, dotate di impianto elettrico fuori norma. In pochi secondi si avrebbe una lista completa ed esaustiva. Provate a fare la stessa ricerca su 100.000 o anche solo 1.000 disegni in formato PDF dove l’impianto elettrico, è segnato, se lo è, con una sottile linea verdolina.

Dunque una scarsa conoscenza del mondo digitale ha prodotto un …. bicchiere pieno a metà, e una sensibile diminuzione dei vantaggi tecnologici. Se davvero vogliamo aiutare il paese ad uscire dalla grave crisi in cui versa è necessario puntare su più fronti e, soprattutto, incentivare la formazione di quella “coscienza digitale” che ci permetterà di beneficiare appieno delle opportunità offerte dalla innovazione digitale.

A proposito, bisognerà aggiornare anche il detto latino “verba volant, scripta manent” che in origine significava il contrario di quel che intendiamo oggi, ovvero che una notizia, scritta su blocchi di pietra molto pesanti, era visibile solo da chi vi passasse nei pressi, mentre una notizia diffusa a voce, faceva immediatamente il giro della città. Oggi abbiamo un mezzo che assicura una diffusione anche più veloce della voce su tutto il globo terraqueo e, osservata la normativa, rimane scolpita nei secoli.

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