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Un commento

Dalla sharing economy un metodo efficace per finanziare le proprie idee.

Dalla sharing economy un metodo efficace per finanziare le proprie idee.
Emanuela Negro-Ferrero

Ho parlato molto di Startup e tutto ma proprio tutti parlano molto di Startup. Abbiamo capito che si tratta di nuove imprese. Che a fondarle non sono solo i giovani ma anche molti senior alla ricerca di una nuova occupazione e desiderosi di portare nuove soluzioni sul mercato.Che le Startup godono di privilegi fiscali interessanti. Che crescono negli incubatori come l’insalata cresce negli orti. Ci sono Startup di tutti i tipi. Dalla famosissima Uber che ha già stravolto il mercato del trasporto a pagamento urbano al goloso Gnammo, il più vecchio social media del mondo perché si fa a tavola. Alcuni decidono di inventare nuove soluzioni biomedicali, ingegneristiche, applicazioni per il turismo o, più semplicemente per offrire corsi di lingua online Ma dal concept alla creazione d’impresa, di che cosa vive lo startapparo? Una volta, mettevi su la tua impresa e le banche ti davano una mano. Oggi le banche latitano e, a volte, ci pensano i business angels. A volte. Ma uno strumento efficace esiste. E’ valido e testato. Sto parlando del crowdfunding. Uno strumento antico come il mondo che ha preso un nome impronunciabile, crowdfunding. Si legge “craufandin” e letteralmente significa “finanziamento dalla folla”. In Italia esistono già da tempo dei portali come “Smartika”, “Siamo soci”; “Prestiamoci” a cui il neo imprenditore si può rivolgere per far finanziare la sua idea dalla folla. Come? Con un finanziamento a meccanismo “equity” cioè a cessione di quote. Sul sito della Consob è riportato che “si  parla di “equity-based crowdfunding” quando tramite l’investimento on-line si acquista un vero e proprio titolo di partecipazione in una società: in tal caso, la “ricompensa” per il finanziamento è rappresentata dal complesso di diritti patrimoniali e amministrativi che derivano dalla partecipazione nell’impresa.”. Sembra semplice e diretto e in effetti i casi di successo sono numerosi e continuano  a crescere.  Esiste poi un altro tipo di crowdfunding, quello definito “reward”. In cambio di una ricompensa le persone donano per sostenere l’idea o il progetto. In questo caso non vi sono quote di partecipazione ma solo donazioni. Il che rende il progettista libero di realizzare il suo sogno senza dover cedere quote. La scelta dipende dal tipo di progetto e dall’investimento richiesto. Se è alto meglio l’equity perché in Italia le donazioni del tipo “reward” non hanno ancora raggiunto i livelli dei grandi portali americani, Indiegogo e Kickstarter.

Commenti

  1. Ciao Emanuela, articolo interessante.
    Da più di un anno, in Italia l’equity crowdfunding regolamentato Consob, sta dando uno strumento in più alle start up innovative e agli investitori che credono nell’innovazione.
    Abbiamo stilato una mini guida (si legge in tre minuti) che si rivolge proprio a questi ultimi, una serie di domande e risposte.
    http://www.starsup.it/equity-crowdfunding-in-3-minuti

    Buon lavoro

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