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Da online a mobile commerce: piacere e privacy

Da online a mobile commerce: piacere e privacy
Michele Armenise

Mauro Ugolini nel suo post “E-commerce is fun”, nel nostro blog, ha centrato in pieno cosa sta caratterizzando i trend del momento per l’E-commerce. Mauro Ugolini, riprendendo un articolo di Jeremy Liew, afferma: “E’ probabile che continuando la migrazione da “online” a “mobile”, si assisterà al consolidamento del modello “prima di tutto, mi diverto” a spese del modello “devo fare un acquisto “. Dal rapporto sull’E-commerce 2013 (Casaleggio e associati) il cliente tipo dell’E-commerce fa dai 2 ai 5 acquisti all’anno con una media di spesa sotto i 500 euro. In genere il profilo del cliente tipo è un giovane con un reddito medio alto.

I social network esplodono l’interazione tra persone con lo scopo di condividere idee, esperienze e giudizi rispetto a prodotti e servizi offerti sul web, cambiandone i modelli di vita, di comportamento e di stile di acquisto. Turismo, Moda, Elettronica di Consumo e Giochi d’azzardo sono ai primi posti nell’interesse dei potenziali compratori online italiani. Sempre più spesso si usano siti di condivisione delle informazioni per operare delle scelte. Pensiamo per esempio a Tripadvisor, sito da consultare “obbligatoriamente” prima di qualsiasi prenotazione di albergo o ristorante visto che contiene giudizi di persone normali, senza competenze specifiche, che hanno già potuto vivere l’esperienza di dormire nella stanza di albergo che si vuole prenotare o mangiato nel ristorante dove si vuole andare.

Smartphone e tablet rendono l’accesso e la fruizione dei social network, dei siti e blog di condivisione delle informazioni, immediato e veloce, di conseguenza accelerano i tempi di decisione e rafforzano la capacità decisionale di chi compra, conducendolo verso la soglia del piacere e allontanandolo dallo stato di necessità. Il piacere molto spesso comporta fame di conoscenza e curiosità. Più se ne ha, più se ne vuole. Ecco che il profilo di un giovane, di reddito medio alto, che compra, si sovrappone al profilo di colui che si informa utilizzando prevalentemente strumenti e mezzi digitali.

In Australia il servizio EMMA (Enhanced Media Metrics Australia) rafforza questa tesi, come evidenzia Patrizia Licata sul Corriere delle Comunicazioni: “Chi si informa abitualmente su terminali digitali è più propenso a fare m-commerce, spende di più e usa il cellulare anche per i pagamenti contactless”. Nello stesso articolo, altro aspetto interessante, come sottolineato da Patrizia Licata, riguarda lo studio della società di ricerche Kantar Retail: in cambio di informazioni, promozioni e buoni sconto si riscontra un incremento nel numero di persone che accettano di condividere la loro posizione fisica, qualcosa impensabile fino a qualche anno fa, nascosta dietro forme di tutela della privacy, e che oggi risulta superata sotto la spinta del piacere, della convenienza e del divertimento.

Tutto questo lancia un interrogativo: fin dove spingersi? A quali aspetti della privacy rinunciare pur di essere un vero e-shopper? Con l’E-commerce si arriverà al punto che chi vende conoscerà perfettamente chi compra già prima che quest’ultimo compri. Probabilmente in parte già avviene. È realmente un bene questo? In fin dei conti, personalmente, penso di sì. Penso che i modelli debbano modificarsi ed evolversi e si debbano accettare nuovi stili di vita e con essi ragionare su come rivisitare il concetto di privacy cercando di preservare comunque un limite oltre cui non andare. Voi che ne pensate? Siete d’accordo con me? Sarebbe interessante conoscere il vostro parere.

(Per maggiori dettagli l’articolo di Patrizia Licata è al link http://www.corrierecomunicazioni.it/tlc/26671_e-shopping-e-giornali-online-relazione-a-sorpresa.htm)

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