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CIO part time per PMI che si aggregano

CIO part time per PMI che si aggregano
Vincenzo Tizzani

Ci sono imprese che faticano ad adeguarsi in un mondo dove le regole di comportamento sono radicalmente cambiate, dove sembra essere intervenuta una mutazione antropologica. In questa situazione, gli imprenditori perdono la capacità di immaginare il futuro, l’arma migliore per anticiparlo e cogliere le opportunità.

Le imprese con le idee chiare sembrano essere poche. In un recente articolo sul Corriere della Sera,  Dario Di Vico ha azzardato una analisi qualitativa riguardo il panorama delle imprese in Italia. Secondo Di Vico il 25% delle imprese ha già fatto le scelte corrette e compete sui mercati internazionali. Un altro 25% è composto da aziende che non hanno ben capito in cosa consista la modernità e probabilmente hanno perso l’ultimo treno. La restante metà delle aziende si trova a metà del guado, alle prese con una situazione misteriosa, continuamente in divenire.

La parola d’ordine è innovazione e le tecnologie digitali fanno la differenza. L’innovazione digitale aiuta a differenziare i prodotti, i servizi erogati o la modalità con la quale sono resi. Le aziende tradizionali sono destinate a scomparire.

In Italia, dopo aver perso il 30% delle imprese durante la crisi, non possiamo permetterci di perderne ancora un pezzo, che va dal 25% al 75%, per mancata digitalizzazione. È necessaria una strategia per il rilancio del paese.

Il paradigma dell’innovazione lo stiamo coniugando in tutti i modi. Forse, mai come adesso, c’è una disponibilità di informazioni e di tecnologia che quasi disorienta. E questo è il punto. Nel momento in cui bisogna essere determinati e dirigersi risolutamente verso l’innovazione digitale, ci si ritrova disorientati. Il fatto è che, per innovare, ci vogliono idee nuove, una mentalità nuova e allora come conciliare le necessità di innovazione con una organizzazione fatta, per la gran parte, di gente con una preparazione antidiluviana? Il nocciolo del problema innovazione sta nella difficoltà di generare idee nuove in un ambiente vecchio, bloccato in una modalità di lavoro superata. Sono necessarie idee diverse ed esterne alle imprese.

Un rapporto di fine 2015 del World Economic Forum, chiarisce che il fattore chiave che collega innovazione, competitività e crescita nel 21 ° secolo saranno i talenti e non il capitale. Il CIO (Chief of Innovation Officer) è quel che serve perché porti in azienda talento e idee nuove. Il ruolo del CIO è quello di battere continuamente sul tamburo dell’innovazione. È responsabile di identificare e proporre le aree di intervento strutturale, di affidare a ciascuno i suoi compiti e, infine, di dirigere il processo.

In questi tempi di magra, per una PMI può non essere il momento giusto per incaricare un professionista a tempo pieno. Il problema non è solo italiano ma la sua soluzione, in Italia, può rivelarsi vincente e risolutiva combinando digitale e autonomia. In questi casi, può avere senso utilizzare un manager part time, come accade sempre più spesso anche all’estero. Un CIO part time può essere giustificato dalle dimensioni aziendali o dal loro grado di maturità e disponibilità alla innovazione. Il CIO part time mette a frutto le conoscenze del marcato per una proficua “cross fertilization” per favorire la nascita di idee di innovazione radicale e creativa. Può lavorare per l’aggregazione di PMI di una stessa filiera, modulando le singole attività perché risultino perfettamente adattate e integrate. Una formidabile opportunità di innovazione, dividendo il proprio costo tra i diversi partecipanti.

La trasformazione digitale è una straordinaria opportunità per le PMI per superare le difficoltà dimensionali attraverso una aggregazione funzionale. PMI aggregate e digitalizzate si adegueranno più facilmente ai comportamenti tipici di una sola grande azienda pur mantenendo la propria individualità ed autonomia.

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