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Cervelli in fuga

Cervelli in fuga
Vincenzo Tizzani

Ritornano, come le rondini, le discussioni e gli allarmi sul tema della fuga dei cervelli. È un tema che va bene in tutte le stagioni solo che si voglia un po’ ravvivare il dibattito che langue. Era già un problema quando io stesso ero all’Università (anni ‘70), ma non è un problema vero, solo un problema affrontato male. Più esattamente, il problema sta nel differenziale, cioè in pochi vengono a lavorare da noi rispetto a chi va via. Inoltre, quando qualcuno viene, gli si fa la guerra finché se ne va. Lo scorso anno, quando il Ministero dei Beni Culturali fece un bando di gara per assumere i direttori dei maggiori musei italiani, successe proprio così. La gara era aperta anche a personalità non italiane. Il Pierino di turno (in Italia abbiamo tanti di Pierini e sono sempre loro che riaprono le danze) disse subito che era una vergogna, con tanti ottimi professionisti che il mondo ci invidia, dar lavoro agli stranieri.

Nella società liquida e senza frontiere, è necessario che ci siano scambi frequenti e numerosi in entrambi i sensi. Per fare affari all’estero, non è sufficiente aprire un nuovo ufficio commerciale. È necessario capire il potenziale dell’area che si vuole coprire, individuare i pericoli e le opportunità che il mercato offre. Nessun prodotto si può vendere all’estero se non si hanno ben chiara cultura, abitudini e stili di vita del paese che si vuol servire.

Da poche settimane, a Shenzhen, il French Tech Hub (FTH) ha ufficialmente aperto i battenti. FTH è lo strumento di medio lungo respiro di cui la Francia si è dotata per favorire lo spostamento dei loro cervelli all’estero e attirarne altrettanti stranieri. FTH è localizzata nei parchi scientifici, hub innovativi, per monti e per valli, dove naturalmente o artificialmente sono concentrate le aziende più tecnologiche e innovative del globo. Nei concentrati di tecnologia e finanza. Dalla Silicon Valley al Massachussets, New York, Germania, Inghilterra, India e Cina. Shenzhen, per i pochi che non la conoscono, è il maggiore mercato finanziario del sud della Cina, è la città leader nell’attrarre investimenti stranieri in Cina ed è la città cinese con il più alto tasso di crescita di aziende tecnologiche. Shenzhen è il fornitore di tecnologia di migliaia di aziende occidentali e uno dei porti marittimi più trafficato del mondo.

FTH aiuta le startup high tech francesi a entrare nei mercati più importanti, a collocarsi nei parchi tecnologici più prestigiosi, procura servizi di mentoring con selezionati imprenditori locali, e favorisce le connessioni giuste con grandi aziende presenti in loco, allo scopo di stringere alleanze, generare piani di sviluppo e, in definitiva, accelerarne la crescita all’estero. In altre parole, FTH “accompagna” i cervelli francesi all’estero, li fa accomodare nei centri più importanti sostenendone l’ingresso nelle comunità più creative e più competenti perché si amalgamino e diano luogo a un fruttuoso scambio di esperienze con i locali. Si chiama: cross fertilization. In questo modo, essi favoriscono i cervelli francesi perché crescano in esperienza e competenza, con la speranza che tornino a casa più preparati di quando sono partiti. E nel frattempo aiutano gli startupper cinesi a fare altrettanto in Francia. Il risultato è che molti cervelli francesi vanno via, ma, di questi, molti ritornano in patria insieme con cervelli di altri paesi, affinché nascano anche in Francia aree creative ed effervescenti.

In Italia spendiamo somme ingenti per permettere ai nostri ragazzi di ottenere una laurea. E poi li abbandoniamo. Non è la strategia migliore né per trattenerli, né per farli rientrare. Dovremmo aiutarli nel successivo e impegnativo passo per entrare nel mondo del lavoro. È necessario prendersi cura della loro sete di conoscenza e permettere loro di fare quelle esperienze in ambienti internazionali, sani e stimolanti. E se si faranno degli amici negli angoli sperduti del pianeta, non sarebbe bello farli rientrare e ospitare anche gli amici?

Sento già la voce del solito Pierino che lamenta che gli stranieri ci rubano il lavoro e che aiutiamo loro mentre tanti nostri connazionali se la passano male. Basta. Delle lamentele non se ne può più. Rimbocchiamoci le maniche.

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