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Out of the Box

Out of the Box
Vincenzo Tizzani

Lo scorso anno, in alcune grandi città europee c’è stato uno sciopero generale dei tassisti contro Uber la startup che offre passaggi a basso costo. Quel giorno fu impossibile trovare un taxi disponibile in città. Lo sciopero non fu una buona idea, una buona risposta contro Uber perché l’uso dei servizi Uber, quel giorno, aumentò del 800% in un singolo giorno. Non c’è sciopero che funzioni laddove c’è una convenienza economia. Le tecnologie digitali rendono tutto più economico, più semplice e alla portata di tutti.

La grande opportunità resa dalle tecnologie digitali sta cambiando le aziende e il panorama. Vecchie glorie vanno a casa e nuovi attori si affermano sostituendosi alle prime, grazie all’adozione di tecnologia. È incredibile ma è così: i nuovi arrivati abbattono aziende consolidate pur non avendo mai fatto parte di quel settore, di quel mercato. Skype non è stato inventato da una compagnia telefonica, Paypal non è stato inventato da una banca, Uber non ha mai gestito una compagnia di taxi. Per le aziende consolidate nasce la paura che da un momento all’altro tutto ciò che si è costruito possa andar perso!

L’innovazione, da se, non basta. È necessario coniugarla con la creatività. Gli americani spiegano questo fenomeno, sostenendo che, per innovare, bisogna uscire dalla propria scatola, dal proprio ambiente per vedere ciò che dall’interno non è visibile. Bisogna uscire dalla propria scatola.

Se esaminiamo i casi in cui un’azienda tradizionale ha ceduto il posto a un’azienda digitale, troviamo che le startup costruiscono il proprio business model in itinere e questo la rende più flessibili. Sbagliano ma si correggono rapidamente. Le grandi aziende, invece, sono “grandi” perché esse hanno già adottato un business model e lo seguono rigidamente. Cambiare il proprio business model non è facile. Manca il tempo. Bisogna seguire le regole, occuparsi del personale, delle risorse tecniche, della commercializzazione, degli acquisiti, del budget, dell’amministrazione, piani di sviluppo, della logistica, ….. . e tutti gli strumenti messi a punto per eseguire il business model. Manca il tempo per cambiare. In altre parole, le grandi aziende sono potenti macchine per eseguire un business model e questa attività è assai diversa dalla ridefinizione. La maggior parte delle aziende non riesce a fare le due cose insieme.

Il processo d’innovazione non è un percorso semplice, né breve, né scontato. Le aziende che ci sono riuscite hanno dovuto uscire dalla propria scatola e percorrere nuove strade. Philips, ad esempio, è passata dalla produzione di lampadine, rasoi, frullatori e forni, alla produzione di sofisticati beni per la diagnostica medica. Oggi, il 30% del suo fatturato viene dal medicale. Più del 60% dei suoi profitti vengono dal medicale.

L’innovazione va coniugata con la creatività; chi è impegnato nel lavoro di tutti i giorni ha poca possibilità di esser creativo e c’è il concreto rischio di cadere in errori grossolani. L’introduzione di creatività, dunque, deve essere condotta da personale nuovo, dedicato a quest’obiettivo, in stretta cooperazione con il management aziendale.

Questo spiega perché gli esempi più luminosi di trasformazione digitale vedono l’inserimento in azienda di personale in staff con il management e, spesso, nei CdA aziendali.

Cambiare se stessi non è facile. Bisogna essere disposti a mettere in discussione i punti di forza che hanno favorito il successo in passato. Punti di forza che potrebbero, però, trasformarsi in una rigidità insopportabile. È un passaggio delicato e ci vogliono uomini nuovi. In staff con il vecchio management.

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