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Banda in Mobilità

Banda in Mobilità
Felice Samorè

Se oltre ad essere un telelavoratori, siete anche mobili, vi sarà capitato di trovarvi nella impossibilità di collegarvi ad Internet, indipendentemente dalla vostra attrezzatura tecnologica.
Se anche siete dotati del notebook più potente sul mercato, del tablet più sottile, o dell’ultima versione di iPhone vi sarete accorti che in assenza di rete, il dispositivo spesso serve a ben poco perché il modello di lavoro Always-On a cui ci siamo abituati, rende la nostra operatività strettamente legata alla presenza di una connessione di rete.
Noto però che nella opinione comune, consumer o business, l’attenzione si concentra prevalentemente sulla velocità di connessione, tralasciando spesso la garanzia di continuità del servizio.
La disponibilità di banda crescente è indiscutibilmente un veicolo di sviluppo e di crescita fondamentale per il futuro, e nel nostro Paese va necessariamente incentivato il piano di sviluppo per avvicinarsi almeno alla media europea, ma quanto incide sulla nostra produttività attuale, la discontinuità di copertura, che ci impedisce di utilizzare anche le funzionalità base che necessitano di banda, anche solo “stretta”?
Io vado a Roma una volta alla settimana e normalmente utilizzo il treno Freccia Rossa o Freccia Argento da Bologna Centrale a Roma Termini, con un viaggio di circa 2:30 ore, compreso ritardi, moltiplicati per due andata e ritorno, per cui posso affermare che circa 5 ore a settimana sono in treno.
Stimando una media di 10 ore gg di lavoro, escludendo i fine settimana, possiamo dire che trascorro il 10% del tempo alla settimana in treno, che è una percentuale assolutamente significativa e degna di riflessione, e che immagino possa riguardare una certa percentuale di utenti sul territorio nazionale.
In questa porzione di tempo, di fatto sono impossibili anche le attività più comuni: la navigazione con Internet Explorer e gli accessi con Remote Desktop sono continuamente interrotti, la posta elettronica, se si utilizza Exchange, blocca anche Outlook, e se si deve accedere in VPN occorre ricollegarsi continuamente.
I motivi sono sostanzialmente tre:
1) La copertura di segnale all’interno delle gallerie.
2) La velocità del treno rispetto ai trasmettitori (effetto Doppler)
3) La schermatura del segnale dovuta all’involucro metallico del treno (effetto gabbia di Faraday)
Secondo quanto dichiarato dal principale operatore italiano nel 2011, tutte queste criticità erano state superate. In realtà sicuramente con gli altri operatori non è così e la funzionalità è talmente altalenante da rendere inutilizzabile il servizio.
Purtroppo succede la stessa cosa anche con il WIFI di bordo, collegato attraverso ripetitori esterni al treno, dello stesso operatore delle celle presenti in qualche galleria. Anche con questo sistema la connessione è scarsamente utilizzabile alle finalità business.
Il servizio WIFI doveva diventare a pagamento nel 2011, mentre ancora oggi è gratuito. Non credo che qualcuno pagherebbe per questo livello di servizio. Io pagherei volentieri qualcosa per un servizio funzionante piuttosto di un servizio gratuito non fruibile.
Auspico una valutazione di questi aspetti da parte degli operatori e da parte di tutti gli enti preposti a garantire la adeguata capillarità territoriale e garanzia temporale della fruibilità di banda Internet.

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