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Banda larga e ultralarga , occasione di sviluppo per Paese ma FEDERMANAGER auspica maggiore apertura del mercato.

Banda larga e ultralarga , occasione di sviluppo per Paese ma FEDERMANAGER auspica maggiore apertura del mercato.
Guelfo Tagliavini

Negli ultimi giorni si è fortemente animato il dibattito sul tema della condivisione o meno, tra più operatori, di un’unica rete di telecomunicazioni.

Certamente il campanello d’allarme è suonato, ovviamente per Telecomitalia, nel momento in cui “autorevoli” referenti di Governo hanno lanciato l’ipotesi che da qui a pochi anni si dovesse “spegnere” la rete in rame ,di proprietà appunto dell’ex monopolista per fare spazio esclusivamente a reti in fibra ottica ad alta/altissima velocità abilitate all’erogazione dei relativi servizi.

E’ vero che, nel frattempo, i provvedimenti del Governo ,attraverso l’approvazione della legge di stabilità, hanno avviato un programma di infrastrutturazione delle reti di Tlc mettendo “ sul piatto” investimenti per circa 12 miliardi di euro, tra riserve pubbliche e investimenti privati ma è anche vero che questo programma potrà trovare effettiva attuazione solo se si troverà il giusto equilibrio tra quanto è stato sino ad oggi realizzato e ciò che sarà necessario mettere in atto per ridurre il divario tecnologico ancora presente in molte aree del nostro Paese .

Una forzatura, quella del dichiarato switch-off che, se non corretta, tende a mettere all’angolo chi ha già investito in maniera consistente in infrastrutture tradizionali ed innovative e che da detti investimenti auspica di trarre un ritorno pur in presenza di margini sempre più ridotti. Non possiamo, infatti, non rilevare che i livelli dei prezzi dei servizi di tlc hanno subito, negli ultimi quattro o cinque anni contrazioni significative in parte per effetto di una sana concorrenza tra operatori ed in parte a causa di una politica di offerta che ha privilegiato l’acquisizione di quote di mercato a discapito dei margini e della qualità.

Ma non vi è dubbio che il nostro Paese abbia, in ogni caso, la necessità di colmare un ritardo di dotazione di infrastrutture abilitanti, che si trascina da oltre dieci anni da quando cioè la soc. Infratel , guidata da Chirchigno, avviò, timidamente il piano per affrontare il problema del “digital divide”. Una dotazione, all’epoca, di circa 1 miliardo di euro diluito in un decennio di interventi marginali e comunque insufficienti per portare il nostro Paese ai livelli degli standard europei.

E così, anche dietro la spinta delle organizzazioni imprenditoriali e delle varie associazioni di categoria, FEDERMANAGER in testa, il Governo Renzi sembra aver preso in mano “il pallino” ed aver battezzato il tema della digitalizzazione del Paese come una delle principali iniziative di modernizzazione dello stato sociale e di crescita in termini di ricchezza ed innovazione.

E’ evidente che, per raggiungere questi obiettivi, non si può solo aspettare la realizzazione dei programmi lanciati da Infratel Italia ma si deve , nel frattempo e contemporaneamente intensificare un piano di ottimizzazione delle tecnologie disponibili e delle metodologie in uso al fine di migliorare i servizi della PA nei confronti dei cittadini e delle imprese e aumentare il livello di informatizzazione soprattutto nei confronti delle PMI.

Una cosa è certa, un programma così consistente come quello avviato dal Governo sotto la guida di Infratel Italia non potrà essere appannaggio di poche realtà in possesso di “storiche certificazioni” .

La dimensione del fenomeno e la tempistica realizzativa richiederanno il coinvolgimento di un ampio mercato dell’offerta che ci auguriamo si possa risvegliare per rimettere in gioco tutta una serie di soggetti che hanno,per anni, subito una drastica contrazione dei livelli di investimento nei settori di riferimento ( impiantistica industriale e costruzioni).

FEDERMANAGER, Federazione che raggruppa i dirigenti industriali che ha attivamente partecipato alla consultazione pubblica sulla “Strategia dell’Agenda Digitale per la banda larga e per la banda ultralarga ,accoglie con entusiasmo le nuove iniziative poste in essere dal Governo valutando che, dalle stesse , potranno scaturire importanti opportunità di sviluppo del comparto ICT area nella quale una consistente componente dei dirigenti industriali trova una propria qualificata collocazione.

A tale riguardo riteniamo che l’apporto di competenze digitali certificate che i nostri iscritti possono vantare, costituisca un importante serbatoio di professionalità dal quale attingere a piene mani per accelerare la realizzazione dei programmi governativi annunciati.

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