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Agenda Digitale, a che punto siamo?

Agenda Digitale, a che punto siamo?
Renato Oscar Valentini

Pochi giorni fa è stata presentata a Roma una ricerca dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, davanti alla presenza dei maggiori attori istituzionali sull’argomento. Ahinoi, il quadro che ne è venuto fuori è piuttosto sconfortante, anche a voler essere ottimistici. Qualche esempio?

1) si è venuto a sapere che in questi ultimi due anni in cui l’AgiD è in vita il nostro Governo ha indirizzato solo 18 dei 53 provvedimenti attuativi che tracciano i principali obiettivi dell’Agenda – ovvero poco più di un terzo – e anche su parti di questi si misurano ritardi inaccettabili.

2) Siamo agli ultimi posti tra i Paesi in Europa come digitalizzazione.

3) Siamo poco competitivi anche perché le nostre Aziende non investono come dovrebbero nell’ICT, con dannosi risvolti sul PIL.

Tutti pontificano che l’Agenda Digitale sia una grande opportunità per l’Italia, in particolare in questo momento infinito di crisi, ma tra il “dire e il fare” pare esserci il cosiddetto “mare”.

Meritano rispetto i suggerimenti che proprio l’Osservatorio Agenda Digitale sta cercando di indirizzare, ovvero basati sulla logica della priorità, per non disperdere inutilmente risorse ed energie.

Merita rispetto la loro indicazione verso una governance informata e partecipata, aperta al dialogo tra centro e territori che fa il paio con quanto detto recentemente dal nostro primo ministro, Matteo Renzi, auspicando che si “centralizzino gli investimenti” e si avvii un “processo di semplificazione” in materia di agenda digitale.

Dovrebbe svegliare un po’ tutti – e farci correre a passo di “carica da bersagliere” – l’informazione per cui nei prossimi sette anni saranno disponibili 1,7 miliardi di euro l’anno di fondi europei per finanziare l’Agenda Digitale italiana, oltre a quelle pubbliche nazionali e private.

C’è speranza? Ai posteri l’ardua sentenza, direbbe il poeta, peccato che i posteri siamo noi 🙁

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